Indice Globale della fame

I conflitti armati e la sfida della fameSiamo al decimo rapporto dell’Indice Globale della Fame (Global Hunger Index – GHI); l’ottavo di questa edizione italiana voluta e curata dal Cesvi; la settima con il patrocinio di Expo 2015. In dieci anni il GHI ha misurato tempestivamente l’evoluzione del fenomeno fame a livello mondiale, regionale e nazionale.

Dalla Rivista Nigrizia

Il Ghi (Global Hunger Index), che classifica i paesi su una scala di 100 punti – dove lo 0 rappresenta il punteggio migliore, assenza di fame, e 100 il peggiore – è sceso globalmente da 29,9 punti nel 2000 ai 21,7 attuali. E questa è la buona notizia.  La cattiva è che in 52 paesi, dei 117 rappresentati nel rapporto, di fame si continua a soffrire. La cifra stimata di 795 milioni di denutriti cronici nel mondo è inaccettabile.

L’Indice, arrivato quest’anno alla decima edizione, ha affrontato in particolare il rapporto fra conflitti armati e sfida alla fame. «Il conflitto è il contrario dello sviluppo. Senza pace non sarà possibile raggiungere gli obiettivi di mettere fine alla povertà e alla fame entro il 2030» ha dichiarato Dominic MacSorley, presidente di Alliance2015 e amministratore delegato della Ong irlandese Concern. «Per la comunità internazionale è arrivato il momento di dare la priorità alla prevenzione e alla risoluzione dei conflitti: un dollaro speso per la prevenzione ne fa risparmiare sette in interventi successivi. La diplomazia e la volontà politica sono entrambe necessarie per prevenire gli spaventosi livelli di povertà, sofferenza e brutalità che contraddistinguono i conflitti di oggi» ha aggiunto.
La cessazione dei conflitti comporta il miglioramento della sicurezza alimentare: in Ruanda, Angola ed Etiopia, terminate le guerre civili, anche il Ghi è sceso: nel 2000 avevano un Ghi pari, rispettivamente a 58,5; 58,3; 58,6. Nel 2015 il loro indice si è ridotto a 30,3; 32,6 e 33,9. Ancora troppo elevati, comunque, per garantire un buon livello di nutrizione alla popolazione.

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Per il Report 2015 dell’Indice mondiale della fame: qui