Cos’è Kuminda

KUMINDA è un laboratorio di idee ed eventi dedicato al diritto al cibo e alla sovranità alimentare. Lo scopo è affermare:

  • l’idea del cibo come diritto di tutti gli esseri umani;
  • la necessità di promuovere la sovranità e la democrazia alimentare;
  • il peso politico e sociale delle nostre scelte quotidiane di consumo;
  • l’innovatività, la sostenibilità e la crescita continua del mondo economico che si riconosce nella definizione di “economia solidale”.

Ormai giunto alla decima edizione, il percorso Kuminda ha dato vita, in questi anni – grazie anche al sostegno Provincia di Parma, Regione e Assemblea Legislativa Emilia Romagna e al supporto di Università di Parma, di Fondazione CariParma – ad una pluralità di iniziative, locali e di rilevanza nazionale e si è sviluppato raccogliendo l’adesione e la collaborazione di organizzazioni e reti che operano su questi temi in tutto il mondo.
Il Centro Servizi per il Volontariato di Parma Forum solidarietà supporta l’organizzazione di Kuminda, in quanto rappresenta una tappa fondamentale di un percorso nato e cresciuto dalla società civile (associazioni di volontariato, cooperative sociali, realtà che lavorano sui temi della pace, del commercio equo e solidale, dell’interculturalità, della missionarietà) e che intende coinvolgere il territorio (cittadini, istituzioni, soggetti economici) per lavorare congiuntamente intorno ad uno degli Otto obiettivi del Millennio: diminuire la fame nel mondo, definita da Jean Ziegler (ONU) “crimine contro l’umanità”.

All’interno o a margine di questo percorso, sono inoltre nate interessanti collaborazioni con diverse realtà del territorio provinciale (Fondazione Borri, CUCI e Università di Parma, imprese, produttori e associazioni agricole, Gruppi di acquisto solidale, Distretto di economia solidale …), regionale (Coordinamento regionale Economia solidale) e nazionale (ROPPA, Ibase, Associazione internazionale per la Decrescita, Via Campesina ecc.).

Lo sforzo della rete Cibopertutti, organizzatrice di Kuminda, e dei suoi compagni di viaggio mantiene alcune direzioni chiare:

  1. moltiplicare le occasioni di incontro e riflessione a livelli differenti – cittadinanza, operatori economici e agricoli, istituzioni, realtà sociali – ed anche in luoghi nuovi.
  2. sostenere i percorsi locali che traducono in concretezza economica, sociale e “di sistema” i principi della Sovranità Alimentare, legando in una relazione stabile e paritaria i diversi “locali” del globale.
  3. supportare le organizzazioni e le realtà locali e i loro rapporti con i partner internazionali in una logica di costruzione dal basso di connessione fra istanze locali e globali.

Oggi è matura la consapevolezza che a tutti i livelli e in qualsiasi tipo di iniziativa e manifestazione il movimento per la Sovranità Alimentare deve portare il proprio contributo di riflessioni, pratiche e relazioni.

 

Perché il Diritto al Cibo?

L’accesso al cibo, la sovranità alimentare, la possibilità di determinare quantità e qualità dei prodotti alimentari, la necessità di salvaguardare l’ambiente, sono problematiche presenti per il Sud come per il Nord del pianeta.
Il numero degli affamati nel mondo sta crescendo, contrariamente agli impegni assunti da 185 paesi del mondo nel 1996: dimezzare il numero degli affamati entro il 2015.  Il numero di persone che soffrono la fame non si è ridotto ma anzi è salito a 925 milioni.
Di questi, il 98% vive nei paesi del Sud del mondo.
Altri segnali di contraddizione sono evidenti: l’agricoltura mondiale produce più di quanto necessario per il sostentamento dell’umanità. La maggior parte della popolazione mondiale vive di agricoltura. Il 70% dei poveri vive in zone rurali.
A fronte  di queste situazioni si sono sviluppate esperienze che propongono modelli comportamentali individuali o collettivi innovativi, basati su principi di assunzione di responsabilità, di solidarietà, di giustizia, integrazione. Questi modelli tendono a valorizzare le identità reciproche, i diversi punti di vista, le esperienze e le risorse che ogni contesto può esprimere.  Come fare conoscere tutto ciò all’interno del nostro territorio, che si caratterizza anche per essere sede dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare, oltre che di una fiera sul cibo nota a livello nazionale? Come rendere visibili tali contraddizioni che se, da una parte, nascondono una profonda ingiustizia, dall’altra, sembrano rivelare l’impossibilità al cambiamento, ad ogni possibile evoluzione positiva? Come denunciare tali situazioni, sottolineandone la mancata eticità e la possibilità di intervenire concretamente a livello politico attraverso azioni e pratiche?