L’impatto ambientale del nostro spreco

Lo spreco di cibo non solamente ha importanti conseguenze di perdita economica, ma grava in modi insostenibile anche sulle risorse naturali del nostro pianeta.

Il rapporto FAO dell’11 settembre 2013 Food Wastage Footprint: Impacts on Natural Resources ne fa un’analisi puntuale.

Si calcola che il cibo sprecato sperpera, nella fase produttiva, un volume d’acqua pari al flusso annuo di un fiume come il Volga; utilizza 1.4 miliardi di ettari di terreno (circa il 30% della superficie agricola mondiale) ed è anche responsabile della produzione di 3.3 miliari di tonnellate di gas serra.

“Queste tendenze mettono un’inutile e insostenibile pressione sulle risorse naturali più importanti, e devono essere invertite”, ha affermato il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva. “Tutti – agricoltori e pescatori, lavoratori nel settore alimentare e rivenditori, governi locali e nazionali, e ogni singolo consumatore – devono apportare modifiche a ogni anello della catena alimentare per evitare che vi sia spreco di cibo e invece riutilizzare o riciclare laddove è possibile”.

“Oltre all’imperativo ambientale, ve n’è anche uno di natura etica: non possiamo permettere che un terzo di tutto il cibo che viene prodotto nel mondo vada perduto, quando vi sono 870 milioni di persone che soffrono la fame”, ha aggiunto Graziano da Silva.

Insieme al nuovo studio, la FAO ha pubblicato anche Toolkit: Reducing the Food Wastage Footprint , un manuale di 100-pagine su come ridurre le perdite e gli sprechi di cibo in ogni fase della catena alimentare. In questo, vengono presentati un certo numero di progetti che mostrano come governi nazionali e locali, agricoltori, aziende e singoli consumatori possono adottare misure per affrontare il problema.

Qui l’articolo della FAO