Rosarno: un incubo che continua

L’uccisioned i Sekiré Traoré riaccende i riflettori su Rosarno

Ancora un’altra uccisione a Rosarno, paese di agrumi macchiati di braccia sfruttate.

Annalisa Camilli, di Internazionale, scrive:

“Chi era Sekiné Traoré, il richiedente asilo maliano, che è stato ucciso da un carabiniere durante una rissa nella tendopoli di San Ferdinando la mattina dell’8 giugno? Chiamato dagli amici Sek, era un ragazzo di 27 anni, lavorava nelle campagne calabresi come bracciante stagionale, un impiego pagato 25 euro al giorno, circa la metà di quello che prevede il contratto nazionale di categoria.

Da qualche mese viveva nella tendopoli costruita dal ministero dell’interno e dalla protezione civile a San Ferdinando, a pochi chilometri da Rosarno, una cittadina calabrese diventata il simbolo dello sfruttamento del lavoro nell’agricoltura, ma anche delle rivolte dei braccianti di origine africana contro il caporalato e il razzismo.

Nella tendopoli dovrebbero vivere quattrocento persone, e invece nel 2016, nei periodi di massimo afflusso, nelle tende della protezione civile e nelle baracche costruite dai braccianti hanno vissuto anche 1.200 persone. La stagione della raccolta è finita a marzo, ma al momento ancora cinquecento persone vivono nel ghetto, nell’attesa che cominci la stagione dei pomodori in Puglia e in Basilicata.”

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