Le donne africane custodi dei semi

Il Report che racconta come le donne africane siano la chiave per la resilienza ai cambiamenti climatici

Un nuovo report mostra come le donne africane provenienti da zone rurali abbiano un ruolo chiave nella coltivazione della biodiversità delle sementi e del diritto al cibo, ma la minaccia delle pratiche di coltivazione dell’agrobusiness e le leggi sulle sementi e sulla loro monopolio grava sul loro lavoro.

Il nuovo rapporto dal titolo Celebrating African Rural Women: Custodians of Seed, Food & Traditional Knowledge for Climate Change Resilience prodotto da  African Biodiversity Network e da The Gaia Foundation e diffuso a Londra lo scorso 25 novembre celebra il contributo fondamentale reso dalle donne rurali africane all’umanità tutta e al pianeta Terra nel lavoro di selezione, coltivazione e valorizzazione della diversità sementiera e di protezione della biodiversità.

Da un articolo di AIAB che potrete leggere integralmente qui.

“La professoressa Patricia Howard, botanico presso l’Università di Kent e autore di Donne e Piante: Relazioni di genere (2003) ha dichiarato: “Le donne sono tradizionalmente custodi dell’intero ciclo del seme che prevede diverse fasi (selezione, pulizia, conservazione) finalizzate all’indiduazione dei semi da  piantare ogni stagione. Al momento della scelta del seme, [le donne] ricorrono a una vasta gamma di criteri come la resistenza alla siccità, l’alimentazione, il gusto, il tempo di cottura e la conservabilità. Attraverso l’uso continuo e lo scambio di semi sono in grado di garantire sia il migliore potenziale genetico nei loro raccolti per far fronte ai vari stress ambientali, ai parassiti e alle malattie, che la qualità come crescita rapida e resilienza del clima. Poichè l’arrivo e il volume delle piogge in Africa sta diventando sempre più imprevedibile, sono questi semi adattati alle condizioni locali ad avere la resilienza necessaria per garantire che le famiglie possano nutrirsi e continuare a vivere in quest’epoca di grandi cambiamenti climatici.”

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