Speculazione finanziaria: il fantasma di Expo

un articolo da unimondoRiportiamo l’interessante articolo comparso lo scorso 10 giugno su unimondo.org di Emanuela Citterio.

Ulteriore spunto di riflessione  in vista del seminario kuminda “nutrire il pianeta

Nel padiglione Zero di Expo 2015, quello curato dalle Nazioni Unite, si è sovrastati da un video che occupa l’intera parete. È in tutto simile a quello della borsa, e fornisce in tempo reale i prezzi dei prodotti agricoli. Parole e cifre scorrono. Si legge: “La mancanza di trasparenza e i profitti di pochi speculatori aumentano la disuguaglianza nella distribuzione del cibo”, “I prodotti agricoli diventano prodotti finanziari”, “L’agricoltura globale ha bisogno di nuove regole” “L’eccessiva volatilità dei prezzi minaccia la sicurezza alimentare”, “La disparità fra domanda e offerta di cibo è dovuta a diversi fattori… fra cui la speculazione finanziaria”. Di tutto questo, nella Carta di Milano, presentata come eredità morale di Expo, non c’è traccia. La parola finanza non compare mai nel testo e non c’è nessuna impegno esplicito da parte dei governi dei Paesi partecipanti a Expo ad affrontare una questione che, secondo l’Onu, minaccia la sicurezza alimentare.

A sottolineare il paradosso è stato un seminario che si è svolto all’interno del sito Expo, presso la Cascina Triulza, dal titolo “Cibo e finanza: dalla speculazione senza regole a una nuova architettura” organizzato dalla campagna Sulla fame non si specula insieme ad Action Aid Italia, il Forum per la finanza sostenibile e la Rete italiana per la microfinanza.

“È stato un confronto molto produttivo fra attori provenienti dal mondo della finanza, da agenzie di rating e dal terzo settore” dice l’economista Riccardo Moro, fra i promotori dell’iniziativa, “ci ha permesso di raccogliere posizioni diverse e a volte distanti fra loro. Tenere aperto il dialogo è importante perché nessuno è in possesso di un’interpretazione definitiva su quanto la speculazione finanziaria minacci la sicurezza alimentare e in che modo. Di fatto però oggi esiste una finanza che ha perso di vista l’obiettivo di creare relazione e sostenere l’economia reale, e che si affida ad algoritmi per scommettere anche sui prodotti agricoli, all’unico scopo di ottenere profitto a breve termine. Sia le Nazioni Unite che l’Unione europea hanno evidenziato la necessità di tutelare il cibo da questo tipo di meccanismi attraverso delle regole”.

Al termine del seminario la campagna Sulla fame non si specula, che è sostenuta da diverse sigle del terzo settore, dal Comune di Milano e dalla Provincia autonoma di Trento, ha presentato un documento che chiede al governo italiano di inserire nella Carta di Milano un riferimento esplicito al problema della speculazione finanziaria sul cibo. Il documento contiene inoltre una serie di proposte specifiche in vista del recepimento da parte dell’Italia della direttiva europea Mifid II, che prevede al suo interno il principio che i mercati dei prodotti finanziari derivati sulle materie prime agricole vadano regolamentati con attenzione per evitare che la leva finanziaria accentui la volatilità dei mercati. Approvata prima da Parlamento e Commissione europea nel maggio del 2014, la Mifid II dovrà diventare legge in Italia a partire dal gennaio del 2017 ma dal punto di vista tecnico i vincoli possono essere talmente labili da risultare inconsistenti. “Siamo in una fase decisiva perché entro giugno l’Esma (European Securities and Markets Authority) proporrà i parametri tecnici di questo quadro di norme per regolare gli strumenti finanziari derivati” afferma Moro.

Questioni tecniche? Forse. Ma non da lasciare ai tecnici, diceva tempo fa Oliver De Schutter, per due volte rappresentante speciale per il diritto al cibo delle Nazioni Unite. “Il ruolo della società civile sarà determinante”, sottolineava in questa intervista. E aggiungeva: “Quello della speculazione alimentare è un problema che riguarda tutti perché tocca un bene primario come il cibo. È essenziale colmare un deficit informativo e far sì che quello della speculazione sui beni alimentari diventi un problema dibattuto in un forum aperto, accessibile all’opinione pubblica. È indispensabile che ci sia più informazione in modo che i cittadini possano prendere una posizione”. Le Nazioni Unite ritrasmettono gli stessi concetti in Expo. Lo dice l’Unione europea. Ora c’è chi chiede al governo di prendere una posizione. “Ci auguriamo da Milano, dall’Expo e dal governo un segnale forte che tuteli il cibo dalla speculazione senza regole” si legge in un comunicato firmato dagli organizzatori del seminario sulla speculazione in Cascina Triulza, “altrimenti la Carta di Milano rischia di restare un bel documento, anche condivisibile, ma privo di impatto sulla realtà”.