Il dado da cucina che fa male all’Africa

Un reportage su Internazionale 

Il dado da cucina e la nuova colonizzazione dell’immaginario e delle vite dell’Africa

Riportiamo alcuni stralci dell’interessante reportage di Andrea de Georgio dal titolo “Il dado da cucina che fa male all’Africa”  pubblicato dalla rivista Internazionale.

“Lo chiamano “cubo magico”, a volte anche solo “Maggì”. In tutta l’Africa occidentale, dal più sperduto villaggio alle città, non c’è donna che non ne conosca marche, gusti e prezzi. Quella che in termini economici sarebbe definita “banalizzazione del marchio” (come il nylon o lo scotch) racchiude tutto il potere persuasivo di due centimetri quadrati di pozione industriale.”

“Il professor Diarra racconta con malcelato orgoglio di fare spesso la spesa e cucinare con la moglie. Insieme percorrono lunghe distanze in auto per comprare ingredienti sani fuori città. “Quello che si produceva qui, in occidente lo chiamerebbero ‘bio’”, – ironizza per un attimo il dottore, ma torna subito serio. “La colpa è nostra, come africani in generale e come comunità scientifica in particolare. Noi medici dovremmo condurre studi più approfonditi per sfatare il mito del sale e dello zucchero una volta per tutte, ma gli interessi economici di chi ci guadagna continuano a prevalere sulla salute generale”.

Consumismo di massa, urbanizzazione delle coscienze, modernità deviata. Gli angoli bui del cubo magico vanno ben oltre le sue piccole dimensioni, il costo contenuto e i rischi per la salute. Dentro il dado, svelato da tutti i suoi incartamenti, si nasconde un gioco di specchi deformanti: lo squilibrato rapporto con l’occidente, i suoi prodotti, le sue mode e i suoi falsi ideali.”

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